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Indennità di accompagnamento, cosa fare se l’INPS dice no

L’indennità di accompagnamento, – si legge nel sito dell’INPS -, è una prestazione economica, erogata a domanda, a favore dei soggetti mutilati o invalidi totali per i quali è stata accertata l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita.

Facile, dunque.
Si presenta la domanda e, in aggiunta alla pensione, si ottiene un’ulteriore somma mensile.

La procedura per ottenere il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, però, può presentare delle insidie e anche concludersi con un rifiuto da parte dell’INPS.

In questi casi cosa è possibile fare e come bisogna agire per poter comunque vedersi riconosciuta l’indennità di accompagnamento?

“La disabilità non risulti un carico per i singoli, ma sia oggetto di attenzione e di intervento da parte dell’intera collettività.” – Sergio Mattarella

Indennità di accompagnamento, accertamento e condizioni

A partire da quest’anno per l’ottenimento dell’indennità di accompagnamento è stata introdotta una procedura semplificata, che richiede solo l’accertamento sanitario da parte di un medico certificatore, senza necessità dell’invio di una domanda amministrativa da parte del cittadino.

Si tratta di una semplificazione in vigore, per ora, solo in alcune province ma che breve verrà estesa a tutto il territorio italiano.

 

Le condizioni previste dalla legge

Per l’attribuzione dell’accompagnamento l’art. 1 della legge 18/1980 prevede, in via alternativa tra loro, due condizioni specifiche:

  • l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o
  • l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita senza continua assistenza.

La valutazione per l’esistenza di almeno una di queste condizione è particolarmente rigorosa, non sono sufficienti situazioni episodiche, ma è invece richiesto che queste problematiche siano presenti e anche in maniera costante.

C’è da segnalare, però, un’importante novità a questo proposito.

Un recente provvedimento della Cassazione, e precisamente l’ordinanza n. 21212 del 23 ottobre, che ho commentato in questo articolo, ha dato un’interpretazione estensiva della norma e di questo requisito riconoscendo l’indennità anche nel caso in cui la deambulazione, pur materialmente possibile, espone l’invalido a un elevato rischio per la propria incolumità, rendendo necessaria una “supervisione continua”.

 

Perché l’indennità viene negata così spesso

Una volta presentata la domanda, per conoscerne l’esito, è necessario attendere il Verbale della Commissione medica che potrà riconoscere l’indennità, oppure negarla respingendo la domanda.

Come è facile intuire, i motivi per cui la richiesta per l’indennità di accompagnamento venga rigettata possono essere molti, a partire da quello, ovvio, della mancanza dei requisiti per poterla ottenere.

Nella grande maggioranza dei casi, però, il diniego da parte dell’INPS nasce da una valutazione medico-legale che non coglie appieno la reale condizione della persona: una visita troppo rapida, una documentazione sanitaria incompleta al momento della domanda, oppure un giudizio della Commissione che si concentra sulla percentuale di invalidità e trascura l’elemento decisivo, cioè l’effettiva impossibilità di deambulare senza aiuto permanente o di compiere in autonomia gli atti quotidiani della vita.

Il punto fondamentale da sapere è questo: per ottenere l’indennità di accompagnamento non conta il reddito, non conta l’età, non conta nemmeno avere il 100% di invalidità civile, conta solo la condizione sanitaria e l’esistenza di almeno una delle due condizioni previste dalla legge.

Se però la Commissione non individua e formalizza correttamente la situazione, il diritto all’indennità non viene riconosciuto.

Non tutto è perduto, si può contestare il diniego dell'INPS

Di fronte ad un verbale negativo della Commissione medica il primo errore da evitare è quello di pensare che sia definitivo.

Il verbale non è una sentenza ma è una valutazione amministrativa e, come tale, può essere messa in discussione e spesso ribaltata davanti a un giudice con una procedura speciale, più rapida e meno costosa delle cause ordinarie.

Chi vuole far valere il proprio diritto all’indennità di accompagnamento (così come ad altre prestazioni legate a invalidità, cecità, sordità civile e handicap) deve rivolgersi al Tribunale il quale verificherà l’esistenza o meno dei requisiti per poter ottenere l’indennità, riconoscendo la prestazione oppure confermando il verbale della Commissione.

Attenzione! I tempi contano più di quanto sembri.
Nelle controversie previdenziali e assistenziali i termini per agire in giudizio sono stretti e, una volta superati, il diritto si perde in modo definitivo!

Un caso risolto e vinto, indennità di accompagnamento riconosciuta

Il caso, reale, di cui vi voglio raccontare è questo:

Lucia (nome di fantasia), affetta da deterioramento cognitivo, portatrice di handicap in situazione di gravità, con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta e con ridotte o impedite capacità motorie permanenti, presenta domanda per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento.

La Commissione medica, dopo aver visitato Lucia ed esaminato la documentazione medica, stabilisce che non è dovuto il pagamento di alcuna prestazione economica.

A questo punto Lucia mi chiede di assisterla perché ritiene di avere diritto all’indennità di accompagnamento.
Ci rivolgiamo al Tribunale di Mantova e il giudice, dopo aver fatto tutte le valutazioni del caso, riconosce l’esistenza del requisito sanitario (in questo caso l’incapacità di deambulare autonomamente), – e quindi il diritto di Lucia di poter percepire l’indennità di accompagnamento -, e condanna l’INPS al pagamento delle spese del giudizio.

Il provvedimento del Tribunale di Mantova specifica quanto si diceva prima: per poter ottenere l’indennità di accompagnamento conta solo la condizione sanitaria e deve sussistere almeno una delle due condizioni previste dalla legge.

Ogni caso ha le sue particolarità, la patologia, la documentazione sanitaria disponibile, la formulazione esatta del verbale di diniego.

Sono elementi che incidono concretamente sulle probabilità di successo e sulla strategia migliore da adottare, ed è per questo che una valutazione tempestiva del caso specifico fa davvero la differenza tra un diritto che si perde e un diritto che, alla fine, viene riconosciuto.

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