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Alfabetizzazione finanziaria, crisi d’impresa e CNC: il ruolo (sottovalutato) dell’intelligenza artificiale

Una recente indagine dalla Banca d’Italia affronta il tema dell’alfabetizzazione finanziaria e dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte delle microimprese italiane.

I risultati fotografano una situazione complessa e, sotto certi aspetti, preoccupante, specialmente per quanto riguarda la comprensione del concetti economico-finanziari, anche di base, da parte degli imprenditori.

C’è poi il tema dell’intelligenza artificiale, che invece di essere utilizzata dalle imprese come strumento di supporto, anche per leggere e comprendere i dati, viene adottata ancora oggi da una percentuale ridottissima di aziende, cioè solo dal 5%.

Capire i numeri della propria impresa è il primo passo per accorgersi in tempo che qualcosa non va, e l’intelligenza artificiale può aiutare a farlo.
In questo articolo vi spiego perché alfabetizzazione finanziaria e uso consapevole dell’AI possono fare la differenza nella prevenzione e nella gestione della crisi d’impresa.

“È fondamentale che le persone comprendano l’importanza dell’alfabetizzazione finanziaria, perché in realtà può salvare la vita.” – Mellody Hobson

L'importanza dei dati e la CNC

Il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza ha costruito molte delle proprie norme intorno ad un presupposto implicito (ma neanche troppo): l’imprenditore deve essere in grado di riconoscere in anticipo i segnali di squilibrio patrimoniale, economico o finanziario della propria attività.

Tutto questo, però, presuppone una capacità di lettura dei flussi di cassa, del capitale circolante, dell’indebitamento che, secondo l’indagine di Banca d’Italia, resta oggettivamente carente in una parte consistente del tessuto delle microimprese italiane.

La difficoltà nel comprendere i concetti economico-finanziari di base e nell’analizzare i dati aziendali non è soltanto un problema culturale o formativo.
Per una microimpresa può tradursi in decisioni prese in ritardo, valutazioni non realistiche e una gestione inefficace delle “tensioni finanziarie”, fino a compromettere le possibilità di risanamento in caso di situazioni di crisi.

Capire e leggere meglio i numeri significa anche poter prendere decisioni aziendali migliori e comunque più consapevoli.

Tutto questo emerge in maniera evidente in tutte quelle situazioni in cui l’impresa entra in difficoltà.
Spesso, infatti, la crisi d’impresa non è sempre e soltanto un problema di debiti, ma è anche un problema di informazione, di lettura dei dati, di metodo e di capacità decisionale.

Dati migliori significa decisioni migliori.
Per dirla in altre parole, la qualità delle informazioni disponibili condiziona la qualità delle scelte.
Se i dati sono incompleti, non aggiornati o privi di un’adeguata interpretazione, diventa difficile pensare di affrontare una crisi aziendale o di costruire un piano credibile e sostenibile da sottoporre poi all’approvazione dei creditori.

 

L’intelligenza artificiale come strumento di prevenzione

L’intelligenza artificiale (almeno fino ad oggi…) non è in grado di risolvere da sola una crisi aziendale e non sostituisce l’amministratore, l’advisor legale o il commercialista. Si tratta, però, di uno strumento che può fornire un valido supporto all’azienda, sia nella gestione ordinaria che, appunto, nelle fasi di crisi.

Il dato interessante è che l’indagine di Banca d’Italia non descrive alfabetizzazione finanziaria e uso dell’AI come due fenomeni distinti, ma li mostra strettamente collegati.
Tra i microimprenditori con conoscenze finanziarie elevate, il 75% utilizza soluzioni cloud, contro il 22% di chi ha conoscenze finanziarie basse; per l’intelligenza artificiale il divario è più contenuto ma nella stessa direzione (16% contro 13%).

Dunque, stando all’indagine, le imprese che avrebbero più bisogno di uno strumento capace di aiutarle a leggere i propri numeri sono, statisticamente, le stesse che lo adottano meno.

Non è un caso isolato, ma un doppio deficit che si autoalimenta: chi non sa leggere un margine operativo lordo difficilmente è nella posizione di valutare se e come un tool di AI possa aiutarlo a farlo, e finisce per restarne escluso proprio mentre ne avrebbe più bisogno.

Questo articolo, però, non è uno spot a favore dell’AI e anche per questo è importante sottolineare che l’intelligenza artificiale non sostituisce l’alfabetizzazione finanziaria ma la presuppone.

Uno strumento che elabora proiezioni di cassa o simula scenari è utile solo a chi è in grado di leggerne criticamente l’output, di accorgersi di un’incongruenza, di capire quando un dato non torna. Usata senza queste basi, l’AI rischia di produrre numeri formalmente ordinati ma sostanzialmente incontrollati, esattamente il tipo di informazioni che in una procedura come la Composizione Negoziata non reggerebbe alla verifica dell’esperto indipendente.

Come ho già scritto in altri articoli su questo blog, la CNC è uno degli strumenti messi a disposizione dalla legge per gestire e risolvere le situazioni di crisi.

Si tratta di una procedura che, per poter essere avviata richiede non solo la conoscenza delle norme, ma soprattutto la capacità di rappresentare l’impresa in modo attendibile. L’imprenditore presenta l’istanza e si confronta, poi, con un esperto indipendente, chiamato a facilitare le trattative e a verificare se il risanamento sia ragionevolmente perseguibile sulla base della proposta e dei dati che sono stati forniti.

È proprio in questo passaggio che le lacune di alfabetizzazione finanziaria possono diventare decisive.
Un imprenditore che non conosce, ad esempio, il significato operativo di capitale circolante, margine operativo lordo, posizione finanziaria netta o flusso di cassa rischia di fornire informazioni formalmente esistenti ma sostanzialmente inutilizzabili.
Occorrono, invece, dati e ipotesi verificati e verificabili, tempistiche credibili per la gestione della crisi e la capacità di costruire scenari alternativi.

Conoscenze finanziarie, tecnologie digitali e decisioni aziendali

L’indagine di Bankitalia, – che è possibile leggere integralmente a questo link -, evidenzia uno stretto collegamento tra conoscenze finanziarie, comportamenti finanziari più efficaci e propensione all’adozione delle tecnologie digitali.

Maggiori conoscenze finanziarie significa comportamenti finanziari più efficaci e maggiore propensione alla tecnologia.

La scarsa adozione dell’AI però non è soltanto un ritardo tecnologico. Può essere il sintomo di una più generale difficoltà nel trasformare i dati in decisioni.
Qui torna utile la teoria della razionalità limitata di Herbert Simon: nessuno ha il tempo, la memoria o la capacità di calcolo per valutare davvero tutte le informazioni prima di scegliere. Si decide sempre con risorse limitate, spesso accontentandosi della prima soluzione che sembra reggere, invece di cercare quella migliore in assoluto.

Uno strumento di AI, usato bene, allarga proprio quello spazio: aiuta a raccogliere e leggere più dati di quanti se ne riuscirebbero a gestire da soli, e a farlo più in fretta. Non decide al posto dell’imprenditore, ma gli fornisce qualche informazione in più prima che sia lui a scegliere.
L’ultima parola resta comunque sua.
E quando la decisione riguarda la tenuta dell’impresa, ad esempio, un concordato, l’accesso alla Composizione Negoziata o una trattativa con i creditori, vale la pena prenderla insieme a un professionista che sappia leggere quei dati anche, ma non solo, sotto il profilo giuridico.

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