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L’Amministratore di Sostegno di Comunità (AdSC), le questioni ancora aperte

L’Amministratore di Sostegno di Comunità (AdSC), ossia un AdS con delle caratteristiche particolari.

In questi ultimi mesi mi avete scritto in tanti chiedendomi chiarimenti e informazioni su questa nuova figura, cos’è, come funziona, quali sono i suoi compiti, ecc.

La prima cosa importante parlando dell’AdSC è che l’idea non è venuta dal nulla ma è frutto, piuttosto, dell’osservazione e dell’esperienza fatta “sul campo” negli anni.
L’AdS è chiamato ad assistere una persona fragile. Le persone fragili sono sempre di più e così anche le richieste di AdS che arrivano nei Tribunali. E se ad un certo punto gli AdS non bastassero più?

Da qui l’idea di ripensare la figura.

“Nessuno può affrontare la vita in modo isolato. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti.” – Papa Francesco

L'AdSC, ossia un AdS con nuovi poteri

Dell’idea di un Amministratore di Sostegno di Comunità ne ho parlato in un articolo pubblicato sulla Rivista “Il Diritto di Famiglia e delle Persone“, ed. Giuffrè, e in seguito anche in alcuni post su questo blog e su Linkedin.
Se vi incuriosisce o volete l’argomento potete andarli a leggere, ma ora vi voglio parlare degli as.

 

Chi è l’AdSC?

È un ads chiamato ad assistere non uno solo ma diversi beneficiari che, per collocazione abitativa, geografica ed età, necessitino di interventi simili tra loro se non pressoché identici.

Immaginiamo, ad esempio, un adsc che assista varie persone fragili che vivono nello stesso quartiere di una città.
Il risultato sarebbe quello di avere un unico referente “di zona” per più beneficiari, con innegabili vantaggi in termini di tempo ed efficienza, oltre che specializzato nella gestione delle situazioni, bisogni e problematiche tipiche proprio di quello specifico contesto.

Si tratta di una nuova figura che non intende sostituire l’amministratore di sostegno così come delineato dalla legge 6/20024, ma piuttosto integrarne la funzione, ampliandone la dimensione sociale e relazionale dando maggior rilievo al senso di comunità che è sempre più importante riscoprire e tornare a valorizzare anche alla luce delle dinamiche demografiche della nostra società.

Dal caregiving sociale all'amministrazione di sostegno di comunità

Un’azione collettiva pubblica, ossia quell’azione con cui una comunità si prenda cura di se stessa, nel segno della corresponsabilità.

Il caregiving sociale e l’amministrazione di sostegno di comunità condividono una medesima visione: la fragilità individuale non può essere considerata una questione esclusivamente privata o familiare, ma interpella l’intera comunità.

Se il caregiving sociale valorizza la capacità di una rete territoriale, composta da familiari, volontari, associazioni, servizi sociali e soggetti del Terzo settore, di prendersi cura delle persone in condizioni di vulnerabilità, l’amministrazione di sostegno di comunità può rappresentare il naturale completamento di questo modello sul versante della protezione giuridica.

Non si tratta soltanto di individuare qualcuno che amministri il patrimonio o compia determinati atti per conto della persona fragile, ma di costruire una rete capace di accompagnarla nelle scelte, preservarne l’autodeterminazione e favorirne l’inclusione sociale.

In più, la figura dell’AdSC, proprio perché chiamato ad assistere persone fragili facenti parte della stessa comunità, si pone come il possibile punto di raccordo tra la persona, la famiglia, i servizi e le risorse specifiche di quella comunità.

La figura dell’Amministratore di Sostegno di Comunità sta diventando una realtà sempre più diffusa e sta suscitando l’interesse da parte di molte strutture, pubbliche e private, e di diversi Tribunali, che stanno cominciando a definire le prime linee guida.

Le questioni in sospeso

La definizione del modello di amministratore di sostegno di comunità (AdSC) richiede di affrontare alcuni aspetti non secondari.

Il primo riguarda il numero degli incarichi affidabili a ciascun AdSC: considerata la scarsità di persone disponibili ad assumere questo ruolo, non è realistico ipotizzare un rapporto esclusivo di 1:1 tra amministratore e beneficiario.

Ciò non significa, tuttavia, che non sia opportuno individuare un limite massimo agli incarichi, affinché la pluralità delle posizioni seguite non comprometta la qualità della relazione, la continuità della presenza e l’effettività dell’accompagnamento.

Un secondo aspetto riguarda la gratuità dell’incarico.
Oggi l’ads svolge il proprio incarico gratuitamente salva la possibilità di un’equa indennità in presenza di determinate circostanze.
Se si intende promuovere una figura stabile come sarebbe l’AdSC, adeguatamente formata e capace di assumere responsabilità significative, occorre chiedersi se questo modello basato esclusivamente sul volontariato e sulla gratuità sia ancora a lungo sostenibile o se, invece, sia necessaria valutare forme di riconoscimento anche economico oltre che organizzativo che ne garantiscano continuità, qualità e adeguata diffusione territoriale.

Voi cosa ne pensate?
Ditemi la vostra scrivendomi utilizzando il box in fondo a questa pagina!

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