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Patrimoni “fragili”, gestione patrimoniale e investimenti

La gestione patrimoniale è l’attività di amministrazione di un patrimonio, piccolo o grande che sia, e può essere svolta in maniera autonoma o delegata a professionisti del mestieri, banche, assicurazioni o intermediari finanziari in genere.

Quando, però, il patrimonio da amministrare è quello di una persona fragile cambia tutto, o quasi: entrano in gioco il tribunale, il giudice tutelare e scattano una serie di vincoli e limitazioni per tutelare proprio gli interessi del soggetto in questione.

In questo articolo e in altri che seguiranno, voglio darvi alcune indicazioni operative e suggerimenti su come (cercare di) gestire al meglio l’amministrazione di una persona fragile, sia che siate genitori di un minore, ads o altro o, perché no, notai chiamati a “determinare le cautele per il reimpiego“, come prevede la recente Riforma Cartabia.

“Il primo obiettivo della gestione patrimoniale non è guadagnare di più, ma perdere di meno.” – Howard Mark

Gestione patrimoniale e autorizzazioni

In tutti i casi in cui il patrimonio da amministrare appartenga a persone prive della piena capacità di agire, è necessario tutelare esclusivamente l’interesse dell’incapace e gestire i capitali con criteri e modalità tali da garantirne la sicurezza e la produttività.

Lo stabiliscono diversi articoli del Codice Civile, tra cui, gli articoli 320 e 372 , che indicano anche specifiche modalità tipologie di investimento.

Prima di esaminare alcuni aspetti specifici di questi investimenti, bisogna però ricordare che la gestione patrimoniale, se supera l’ordinaria amministrazione, – cioè incide in modo significativo sul patrimonio complessivo della persona -, deve essere autorizzata dal Giudice Tutelare.
Questo significa che prima di poter sottoscrivere un investimento di questo tipo, è necessario presentare un’apposita istanza illustrando la tipologia di investimento che si vorrebbe fare allegando, nei casi più complessi, anche una relazione tecnica.
In caso di autorizzazione positiva, si potrà procedere con l’investimento.

Inoltre, questo genere di operazione possono essere autorizzate solo se compiute per “necessità o utilità evidente” per la persona incapace.
Si tratta di una valutazione che non dovrà essere limitata all’analisi del mero parametro di convenienza economica, ma deve invece essere fatta sulla base di una conoscenza quanto più approfondita e puntuale della situazione specifica e concreta.

 

Le tipologie di investimento

Il Codice Civile elenca e specifica quali sono i tipi possibili di investimento e di impiego dei capitali che appartengono a persone incapaci:

  • titoli dello Stato o garantiti dallo Stato;
  • acquisto di beni immobili posti nello Stato;
  • mutui garantiti da idonea ipoteca sopra beni posti nello Stato, od obbligazioni emesse da pubblici istituti autorizzati a esercitare il credito fondiario;
  • depositi fruttiferi presso le casse postali o presso altre casse di risparmio o monti di credito su pegno.

Si tratta, come è facile intuire, di forme di investimento estremamente prudenti e dal rischio contenuto, ma che  possono risultare oggi meno adeguate perché riflettono un’idea di risparmio molto prudente e “vincolata” che non corrisponde più bene ai mercati attuali, più complessi, globali e volatili.

Ad esempio, un investimento in Buoni Ordinari del Tesoro potrebbe non essere efficiente rispetto a inflazione, costi e liquidità e il rendimento reale potrebbe essere eroso dall’inflazione. Anche un titolo considerato sicuro per il Codice Civile potrebbe perdere potere d’acquisto se rende poco rispetto ai prezzi.

Per questo, in ogni caso il giudice potrà autorizzare per motivi particolari un investimento diverso da quelli sopra indicati valutando il profilo di rischio e l’interesse specifico dell’amministrato o minore.

Altri strumenti di investimento e gestione patrimoniale

Di fronte a scenari economici sempre più complessi e articolati e ad un costo della vita e a un’inflazione crescente, quando si deve pianificare una gestione patrimoniale è necessario valutare attentamente quale strumento scegliere e in linea con gli obiettivi prefissati.
Le formule di investimento per persone fragili devono privilegiare la sicurezza e la conservazione del capitale.

 

Polizze a Ramo 1

Una delle forme di investimento più sicure dei “patrimoni fragili” è rappresentate dalle c.d. polizze di Ramo 1.

Si tratta di contratti di assicurazione sulla vita a capitale garantito. Investono in una “gestione separata” composta prevalentemente da titoli di stato e obbligazioni. Garantiscono la restituzione del capitale (al netto dei costi) e lo rivalutano annualmente. Il fatto che si tratti di una gestione separata significa che il patrimonio della polizza è distinto da quello della compagnia assicurativa, tutelando i risparmi anche in caso di difficoltà della compagnia.

Questo genere di polizze viene offerto da tutte compagnie assicurative e istituti bancari, se ne trovano di varie tipologie ma tutte con le caratteristiche di garanzia del capitale.

 

PAC (Piano di Accumulo Capitale)

Si tratta di un metodo di investimento che permette di accumulare risorse nel tempo, mediante piccoli versamenti periodici.
Per questo sono uno strumento accessibile anche a chi non dispone di capitali elevati e che protegge il capitale dalle oscillazioni dei mercati finanziari: acquistando in maniera costante e periodica si evita il rischio di investire nel momento sbaglio e si riesce ad abbassare il “prezzo medio di carico” di quanto acquistato.

 

BTP (Buoni del Tesoro Poliennali)

Per chi, invece, volesse rimanere nell’ambito delle indicazioni fornite dalla legge, i BTP rappresentano, forse, la scelta migliore e comunque vantaggiosa per diversi motivi.
Innanzitutto, la tassazione agevolata: i BTP vengono tassati al 12,5%, rispetto al 26% della maggior parte degli altri investimenti finanziari.
Trattandosi, poi, di Titoli di Stato sono considerati a basso rischio se portati a scadenza e garantiscono cedole periodiche.
Infine, l’esenzione ISEE: i BTP (così come i buoni fruttiferi postali) sono esclusi dal calcolo del patrimonio mobiliare fino a un valore complessivo di 50.000 euro.

Quelle che ho appena elencato, sono solo alcune delle tipologie di investimento che è possibile scegliere quando si tratta di gestire un “patrimonio fragile”.
La gestione patrimoniale è comunque un’attività complessa, che presenta numerosi aspetti tecnici e profili di rischio spesso difficili da comprendere senza adeguate competenze.
Per questo motivo, ogni scelta dovrebbe essere valutata con attenzione, tenendo conto non solo dei possibili rendimenti, ma anche delle esigenze personali, familiari e di tutela del patrimonio nel lungo periodo.

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