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Quando sbaglia l’amministratore di società…

Fare l’amministratore di società non è facile.

Quando una società va bene e produce utili, è (anche, ma non solo) merito suo.
Quando qualcosa va storto, ecco che l’amministratore diventa il “capro espiatorio” e si tende automaticamente a puntare il dito contro chi gestisce la società.

In realtà, il nostro ordinamento non pretende che l’amministratore non sbagli mai ma, piuttosto, che rispetti una serie di doveri di legge e di statuto, con una diligenza parametrata al tipo di incarico e alle sue competenze.

In alcuni casi, però, quando l’amministratore “sbaglia” deve rispondere con il proprio patrimonio.

Vediamo cosa dice la legge e come la vedono i giudici.

“Il management è fare le cose nel modo giusto.” – Peter Drucker

Amministratore di società, doveri e responsabilità

L’amministratore di una società ha un ruolo centrale nella gestione dell’impresa.
È colui che prende le decisioni operative, rappresenta la società verso l’esterno e dirige l’attività economica e, per questo, la legge gli impone doveri particolarmente rigorosi e prevede specifiche forme di responsabilità quando la sua condotta provoca un danno.

I principali doveri sono quelli di diligenza, di lealtà, di vigilanza ed intervento: l’amministratore deve gestire la società con professionalità, valutando i rischi e adottando assetti adeguati, deve agire nell’interesse della società stessa, evitando conflitti di interessi e benefici personali ingiustificati e seguire l’andamento della gestione e intervenire se emergono irregolarità o situazioni di crisi.

La giurisprudenza qualifica questa responsabilità come contrattuale: tra società e amministratore esiste un vero e proprio “rapporto” fondato sulla nomina, che genera obblighi specifici. Questo dato non è solo teorico: incide direttamente su onere della prova, termini di prescrizione e prova dell’inadempimento.

 

Non tutte le scelte gestionali sono sindacabili

Non ogni scelta imprenditoriale sbagliata comporta automaticamente responsabilità.
Il diritto societario riconosce infatti agli amministratori un margine di discrezionalità nelle decisioni di gestione, noto come business judgment rule.
Questo significa che l’amministratore non risponde semplicemente perché una decisione si è rivelata economicamente negativa.

La responsabilità nasce solo quando la scelta è stata:

  • irragionevole o manifestamente imprudente;
  • presa senza adeguata informazione;
  • in conflitto di interessi.
  • in violazione di norme inderogabili (es. distribuzioni di utili fittizi, operazioni in danno dei creditori, mancato attivarsi in caso di perdita del capitale).

La legge non pretende che l’amministratore sia infallibile, ma che agisca in modo informato e diligente e nel rispetto della legge.

Azioni di responsabilità interne ed esterne

Non esiste un solo tipo di azione di responsabilità: le ipotesi sono diverse e non sempre coincide il soggetto danneggiato.

Gli amministratore di società sono responsabili verso:

  • la società per i danni arrecati al patrimonio sociale: si tratta di una responsabilità tipicamente contrattuale, perché deriva dal rapporto che lega l’amministratore alla società.
  • i creditori sociali, quando la cattiva gestione ha violato il dovere di conservazione dell’integrità del patrimonio sociale e ha reso impossibile il soddisfacimento dei crediti:
  • singoli soci o terzi: in caso di danni diretti, non meramente riflessi, subiti da soggetti esterni rispetto alla società.

 

L’onere della prova nell’azione di responsabilità: chi deve provare cosa

Quando si parla di responsabilità dell’amministratore di società, uno degli aspetti più delicati, e che spesso decide davvero le cause, è il tema dell’onere della prova, ossia chi deve dimostrare che cosa.
La sentenze chiariscono che non basta dire “la società è in perdita, quindi l’amministratore ha sbagliato”: servono prove specifiche sulle condotte di gestione e sul collegamento con il danno.
Inoltre, la prova si differenzia a seconda di colui che promuove l’azione di responsabilità, società: soci, liquidatore, curatore fallimentare o terzi.

Generalmente chi agisce contro l’amministratore deve dimostrare delle violazioni compiute da quest’ultimo e del fatto che queste violazioni hanno determinato un danno (ad es., il depauperamento del patrimonio sociale, mancati utili, aggravi di debito o costi inutili).
All’amministratore spetta, invece, dimostrare la non imputabilità del danno, provando di aver adempiuto ai propri doveri con la diligenza richiesta.

 

Società insolvente, ma avanti tutta!

Un caso tipico, e purtroppo molto frequente, che si riscontra nella pratica è quella della società in stato di insolvenza che continua ad operare come se nulla fosse ma continuando ad accumulare ulteriori debiti.
In questi casi la legge tutela i creditori consentendo loro di chiedere il risarcimento direttamente all’amministratori di società che ha aggravato la situazione.
Di queste situazioni di crisi e di alcuni strumenti per uscirne legalmente ne ho parlato in diverse, ti rimando a questa sezione con tutti i chiarimenti che potranno servirti.

 

Conseguenze della responsabilità

Quando viene accertata la responsabilità civile dell’amministratore, la conseguenza principale è l’obbligo di risarcire il danno causato alla società, ai soci o ai creditori sociali. Il risarcimento ha la funzione di reintegrare il patrimonio danneggiato, riportandolo, per quanto possibile, alla situazione in cui si sarebbe trovato in assenza della condotta illecita.

In alcuni casi, alla responsabilità civile possono affiancarsi anche responsabilità penali o fiscali, ad esempio in presenza di reati societari o tributari o di violazioni gravi degli obblighi di gestione e controllo previsti dalla legge.

Assicurare il rischio è possibile

Sì, l’amministratore di società può (e dovrebbe) assicurarsi contro le azioni di responsabilità ricorrendo a specifiche polizze D&O (“Directors & Officers Liability).
Si tratta di coperture assicurative che intervengono a rimborsare i danni richiesti alla persona fisica che ricopre la carica di amministratore di società e che coprono la responsabilità civile verso società, soci, creditori e terzi e spesso anche i costi di difesa legale.

Quello che è essenziale è valutare, anche attraverso una consulenza legale mirata, quali siano effettivamente i rischi specifici per ogni amministratore nel proprio contesto aziendale, in modo da poter identificare la copertura D&O più adeguata, evitando lacune legali e assicurative che potrebbero pesare sul lungo termine.

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